Siracusa
La tradizione antica riferisce che Siracusa fu fondata nel 734 a.C. da coloni corinzi con a capo Archia. I colonizzatori si sarebbero stanziati nell'isoletta di Ortigia, abitata allora dai Siculi.Nel 492 a.C. Gelone, della dinastia dei Diomenidi, impose ai siracusani un governo tirannico. Fu sotto il governo di Gelone e del suo successore Gerone I che la città si sviluppòteatro anche come centro culturale e divenne una potenza di primo piano nel mediterraneo. Dopo il breve governo di Trasibulo, fratello di Gerone (morto nel 466 a.C ca),Nna via di Siracusa Siracusa si diede nuovamente un ordinamento democratico, che si alternò successivamente a regimi tirannici. Coinvolti nella guerra del Peloponneso, nel 413 a.C. i siracusani riportarono una vittoria decisiva contro la flotta ateniese, che mirava a sottomettere l'intera Sicilia. I Romani, per mano di Claudio Marcello, conquistarono Siracusa nel 212 a.C. Durante il saccheggio della città, un soldato romano uccise Archimede, siracusano illustre, uno dei maggiori scienziati dell'antichità. Da questo momento la città perse l'importanza che aveva avuto in passato, anche se per un breve periodo (dal 663 al 668) fu addirittura capitale dell'impero bizantino. Nel Medioevo, passando attraverso varie dominazioni, la città iniziò la sua lenta decadenza, durata sino alla metà del XX secolo, successivamente avviene un rapido processori di industrializzazione, che provocò un un consistente sviluppo urbano ed una rinascita economica (purtroppo accompagnati da un peggioramento della qualità  dell’ambiente nell’aria interessata dall’insediamento degli stabilimenti industriali Il recente processo di industrializzazione).

Kamarina
veduta dall'altoDistante circa 35 Km da Ragusa, veduta dall'altoKamarina attrae anche per i suoi tesori, un tempo nascosti in tombe o sepolti da rovine avvenute in seguito alle varie distruzioni subite dalla città a causa di invasioni barbariche: splendide monete auree e d'argento, armi e vestimenti da combattimento, vasi e anfore, piatti e nappi con magnifiche decorazioni, statue e statuine di squisita fattura.
Siamo nel punto più alto della collina di Kamarina, tra i resti dell'antico tempio di Athena.
L'edificio che ospita il Museo regionale di Camarina è una costruzione realizzata, verso la fine dell'Ottocento, trasformando un'antica masseria di cui sono ancora riscontrabili le tracce del vecchio palmento.

Cava d'Ispica
Cava d'Ispica si snoda lungo una vallata che corre verso il mare per 13 km, scavata nella roccia calcarea. ll termineveduta dall'alto "cava" è legato alla particolare e suggestiva conformazione del tavolato lbleo, caratterizzato da moltissime gole profonde, talune con pareti a picco.
Cava d'lspica é un luogo molto interessante per lo studio della evoluzione dei primi insediamenti umani: ne restano preziose testimonianze nelle abitazioni del periodo neolitico, greco, bizantino, cristiano e medievale.
Molte sono anche le necropoli sicule e bizantine, e le catacombe cristiane. Questa "città delle caverne" si compone di tre parti: la parte di nord-est, presso il Mulino Cavallo; la parte di sud-est, luogo rupestre dell'antica Spaccaforno (antico nome di Ispica); la parte mediana tra il convento di Santa Alessandra e il vallone di Lavinaro. Necropoli Cominciamo la nostra visita a nord, in Contrada Baravitalla, dove si suppone sia esistito un antico villaggio.Interessante è la Necropoli del villaggio con numerose tombe.
Circondata da prati troviamo poi la Grotta dei Santi ("u rutti e Santi') di età cristiano-bizantina.
Visitabile è la Chiesa di San Pancrati (Sammaracati) e nell'area sottostante la Grotta della Signora ("u rutti a signura").
Proseguendo é possibile visitare altre grotte come quella di S. Nicola e di S. Maria, ricche di pitture rupestri bizantineggianti.
Particolarmente curioso è il gruppo di catacombe del V secolo detto Làrderia. Il Parco della Forza, verso il lato sud della cava, è un complesso rupestre molto interessante, arricchito da monumenti quali il Palazzo Marchionale, l'adiacente Chiesa dell'Annunziata e, nel lato est, le rovine di un Castello. In posizione scenografica, esso venne concepito come castello di difesa, poi ampliato e arricchito di merlature.

Ragusa Ibla
IblaRagusa lbla è sorta sulle fondamenta dell'antica Hybla Heraea che fu a fondata dai Siculi, dei quali restano molte testimonianze, come i loculi funerari a sezione rettangolare ben visibili nella valle del Gonfalone, lungo la strada che conduce a Modica.Alcuni secoli piú tardi subì l'invasione dei Greci, di cui assimilò profondamente usi e costumi. Del periodo greco non rimangono centri abitati, ma solo necropoli, tombe scavate nella terra e nel calcare e coperte da lastroni di pietra, delle quali esistono varie testimonianze. La più importante è quella di Monte Rito, oltre a quelle scoperte in contrada Cortolillo, Balatelle, Cava Pece, Cucinello e Tabuna.
Ibla Hybla H. conservò la propria indipendenza fino a metà del III secolo a.C. quando, all'arrivo dei Romani, tutta la Sicilia perse l'indipendenza, divenendo una "provincia Romana". A seguito dello smembramento dell'Impero Romano in Impero d'oriente e Impero d'occidente, la città passò circa cinque secoli sotto la dominazione bizantina e cambiò il nome da Hereusium in Reusia. Durante questo periodo la città, come la maggior parte della Sicilia, poco difesa dai bizantini, subì continue ripetute scorrerie da parte di Vandali, Goti e Visigoti. Le uniche testimonianze rimaste della dominazione bizantina sono alcune tombe, di cui la piú importante é quella delle Trabacche nella valletta di Buttino, dove si trovano altre grotte sepolcrali. Nella vicina zona Centopozzi sono stati ritrovati numerosi pozzi (da cui il nome), forse a testimonianza di un luogo abitato.
Nell'844 gli Arabi occuparono Reusa per la prima volta, ma gli abitanti si difesero riuscendo ad allontanarli. Nell'848 gli Arabi ritornarono riuscendo a occupare la città e imponendo duri patti di sottomissione. Dopo una breve ribellione ai Musulmani nell'868 e la inevitabile riconquista araba, Reusa accettò i nuovi dominatori e il suo nome divenne Rakkusa o "Ragus". Gli Arabi, nel corso dei due secoli di dominazione migliorarono non solo l'agricoltura, ma incrementarono anche i commerci e le industrie e quindi il benessere sociale; prezioso fu anche il contributo che diedero nel campo artistico e della cultura in genere.
Ai Saraceni seguirono i Normanni che, scesi in Sicilia nel 1060, completarono in trent'anni la conquista dell'intera isola e Ragusa, divenuta contea, fu assegnata da Ruggero I al figlio Goffredo, primo conte di Ragusa. In questo periodo il nome di Ragus divenne definitivamente Ragusa. Divenuta poi la Sicilia terra degli Svevi con Enrico VI, la contea di Ragusa divenne demanio del re.
Al periodo della dominazione sveva segui quella francese con Carlo d'Angiò, che comunque durò poco, perché il suo malgoverno scatenò la rivolta dei Siciliani, culminata nei Vespri Siciliani. A Ragusa la ribellione fu guidata da Giovanni Prefolio, che il 5 aprile 1282 insorse contro il presidio francese liberando la città. Il Prefolio fu nominato governatore della città e, quando Pietro d'Aragona fu chiamato dai Siciliani a regnare sull'Isola, Ragusa divenne contea e il Prefolio ne assunse il comando. É in questo periodo che si impone la famiglia dei Chiaramonte, che governò la contea per piú di un secolo fino all'arrivo dei signori di Cabrera.
Ibla Uno degli avvenimenti piú ricchi di sviluppo per la contea fu quello della concessione delle terre in enfiteusi a cominciare dal 1452. Consisteva in un contratto agrario che assicurava al titolare il godimento di un fondo con l'obbligo di migliorarlo, dietro pagamento di un canone annuo in natura o in denaro. Con l'introduzione di questo istituto iniziò nella contea una vera rivoluzione agricola, poiché ogni enfiteuta cercava di migliorare la propria posizione economica e sociale, incrementando le colture e introducendo quelle opere che accrescevano la produttività dei campi che fino ad allora erano rimasti quasi incolti. I nuovi nobili, assieme ai vecchi, non migliorarono però la situazione del popolo, e le forti rivalità tra le diverse famiglie continuarono per secoli fino a quando il 17 aprile 1695 fu chiesto il decreto di divisione del comune di Ragusa in due, Ragusa Nuova e Ragusa Vecchia. Dopo meno di otto anni, il 27 marzo del 1703, fu chiesto un nuovo decreto con cui suggellare l'unione delle due Raguse in una. Nonostante questa nuova riunione continuarono le lotte interne per la divisione del potere politico e la relativa spartizione delle terre.
Nel 1713, col trattato di Utrecht, la Sicilia passò ai Savoia, anche se la contea di Modica rimase agli Spagnoli, ai quali seguirono gli Austriaci nel 1720 e i Borboni nel 1738.
Con l'impresa garibaldina del 1860, Ragusa e la Sicilia entrarono a far parte del Regno d'Italia. Nel 1865 la città fu nuovamente divisa in due, Ragusa Inferiore, cioè l'antica lbla, e Ragusa, quella nuova.
Nel 1922 Ragusa Inferiore fu chiamata Ragusa lbla, ma solo quattro anni dopo, nel 1926, Ragusa diventava un solo comune e capoluogo di provincia.

Akrai
Akrai Poco per volta Siracusa, tenendo fede alla propria vocazione territoriale, estese al retroterra il proprio influsso politico, incastonando lungo le linee del proprio sviluppo commerciale tre colonie (Akrai nel 664, Casmene nel 624 e Camarina nel 599). Così, procedendo all’annessione dei territori interni, garantendone la sicurezza, Siracusa divenne, già all'inizio del quinto secolo, la potenza egemone della Sicilia orientale.
Akrai, nei pressi dell'attuale Palazzolo Acreide, fu una sub-colonia greca edificata in Sicilia nel 664-663 a.C. da Siracusa.
Costruita in cima ad un colle, Akrai era difficilmente attaccabile e al tempo stesso costituiva un punto ideale per vigilare sui territori circostanti.
Grazie all'importanza della sua posizione strategica, la città si sviluppò fino a raggiungere il massimo splendore sotto il regno di Gerone II (275 a.C.-215 a.C.).
Nel 211 a.C., dopo la sconfitta di Siracusa, divenne parte della provincia romana.
La cittadina fu distrutta dagli Arabi nel 827. Col tempo i suoi resti vennero ricoperti da nuovi strati di terra, e si perse il ricordo di Akrai.
Fu il Fazello, per primo, grazie anche alla presenza di cospicui resti ad individuare la posizione dell’antica colonia greca nella contrada chiamata “Serra di Palazzo” o “Palazzu”.
I primi scavi archeologici nel sito di Akrai avvennero nella prima parte del XIX secolo, ad opera di Gabriele Iudica, che descrisse le sue ricerche nel libro Le antichità di Acre pubblicato nel 1819.

Cava della Misericordia
Veduta di iblaL'avventura di una piacevole passeggiata immersi tra natura e cultura si svolge sui monti iblei, aridi tavolati calcarei geologicamente facenti parte della placca africana e geograficamente siti tra le province di Ragusa e Siracusa, sono la parte meno conosciuta e più singolare della Sicilia. Addentrarsi negli Iblei vuol dire scoprire e costeggiare le tipiche cave, profondi canyon scavati dai fiumi nel tempo.
Queste cave, oltre ad essere luoghi di spettacolare bellezza, rivestono grande importanza dal punto di vista naturalistico in quanto la presenza più o meno costante di acque e le alte pareti a strapiombo, ne hanno fatto vere e proprie nicchie ecologiche. Una di queste cave è la cava della Misericordia. Valle di origine fluviale, è la più ricca di valori storici, panoramici e naturali. Chi vi si addentra rimane colpito dal silenzio e dal senso di solitudine e dalle testimonianze che l'operosità dell'uomo vi ha impresso nel corso dei secoli. Nel panorama della cava balzano agli occhi l'intreccio di muri a secco, e le mulattiere che scendono verso i mulini dove i massari dell'altopiano, nel passato, si recavano sia per macinare il proprio frumento, sia per rifornirsi di verdura durante la lunga stagione siccitosa. I mulini, dunque, rappresentano una della fonti di sussistenza per gli abitanti della zona oltre al pascolo e all'allevamento.
E' possibile intravedere tra la fitta vegetazione, di interesse naturalistico e paesaggistico, i ruderi di un antico romitorio: Santa Maria della Misericordia. Nella parte sommitale si può ancora vedere la chiesa di sant' Elia (santu Liu) invocata dai contadini in caso di siccità. Nella parte bassa della cava si trova uno dei più grandi cimiteri ipogeici della provincia, risalenti al periodo bizantino, con ben 3000 tombe in parte terragne e in parte scavate nella roccia. Alcuni dei tanti mulini della cava andrebbero recuperati e ristrutturati per accogliere visitatori, ma la forestale vorrebbe dare spazio alla fitta vegetazione spontanea rappresentata da bagolari, salici, platani, pioppi, querce. Imboccando la strada per Chiaramonte, i turisti verranno accompagnati in pullman fino alla cava della Misericordia.
Qui potrà iniziare il tour della cava assistito da una guida turistica. Si svolgerà a piedi seguendo un tragitto agevole edificato dalla forestale. Verranno a conoscenza dei miti, della storia e della vita che conducevano i contadini fino al 1945. Percorreranno la cava fino a Contrada Monte dove saranno accolti, sotto un rigoglioso albero di carrubo, tipico della zona, da una tavola imbandita di prodotti tipici siciliani quali: olive, focaccia, formaggio, capuliato, vino. Si verrà quindi a creare un'immagine davvero suggestiva e piacevole da condividere tutti insieme. Alle 16:00 circa è previsto il rientro in albergo per concedere ai turisti di riposarsi un po' e per prepararsi per la serata che proseguirà in un ristorante convenzionato dove si potrà ascoltare bella musica originale siciliana (iolle etc...) eseguita da un gruppo locale e si potrà assistere ad una "leggera" proiezione e discussione sopra i mulini, la lavorazione della farina e la vita del mugnaio.

Valle dei Templi
Uno dei siti archeologici più rappresentativi della civiltà greca classica, inserito nel 1998 dall'UNESCO nell'elenco del Patrimonio Mondiale. Su un crinale roccioso che delimita a sud l'altopiano su cui sorgeva l'abitato classico, ancora emergono i resti dei templi dorici, di incerta attribuzione: da est verso ovest, da quota 127 a quota 70, Hera (Giunone) Lacinia, Concordia, Eracle (Ercole), Zeus (Giove) Olimpico, Castore e Polluce (Dioscuri) e Hephaistos (Vulcano). Più in basso, la piana di San Gregorio attraversata dal corso del fiume Akragas, alla cui foce si trovava il porto e emporion della città antica. Vicino al fiume, il tempio dedicato al dio della medicina, Asclepio.
L'antica Akragas , nel V° secolo A.C., era un fiorente centro culturale: patria del filosofo pre-socratico Empedocle, frequentata da Pindaro e Simonide. In epoca romana, la città viene visitata da Cicerone alla ricerca di prove della rapacità e delle malversazioni del pro-console Verre e descritta da Virgilio nell'Eneide. Dal medioevo fino ai nostri giorni, le vestigia, i molteplici panorami, la vegetazione, i colori e gli echi delle civiltà perdute hanno richiamato e ispirato filosofi, scrittori, poeti e pittori: Ludovico Ariosto, Goethe, Maupassant, Alexandre Dumas, Anatole France, Murilo Mendes, Lawrence Durrell, Francesco Lojacono, Nicolas de Stael, Salvatore Quasimodo, Luigi Pirandello.

Tempio di Era (Giunone) Lacinia
EraIl nome del tempio è, come quello di altri monumenti agrigentini, convenzionale. Nell'architettura di questo tempio, eretto nell'angolo di sud-est della valle dei templi a 120 metri s.l.m., è evidente la preoccupazione di una perfezione artistica rigorosa. L'edificio, che è rivolto, come gli altri, ad oriente, ha dimensioni notevoli: l'alta piattoforma rettangolare montata su quattro gradoni, sulla quale riposano 34 colonne che si presentano 6 sui frontoni e 13 sui lati lunghi, contando anche quelle degli angoli, misura m.41,106 in lunghezza e 20,260 in larghezza. Un doppio quadrato che occupa una superficie di mq.832,807. La colonna formata da quattro tamburi o rocchi, con un fascio di 20 scanalature a spigolo vivo, raggiunge un'altezza di metri 6,32 e ha un diametro di metri 1,70; distano metri 1,71 al centro e 1,76 ai lati. La costruzione è avvenuta intorno al 450-440 a.C. Si conservano 30 colonne, di cui sedici con capitello. Fu restaurato dal Torremuzza nel 1787.

Tempio della Concordia
EraInnalzato intorno al 430 a.C. E' un quadrilatero di 19,758 metri per 42,230, poco più di un doppio quadrato che occupa una superficie di mq.843,38 e sviluppa un'altezza di metri 13,481. La cella era preceduta da una semplice anticamera a due colonne (pronaos m. 5,110 per 7,650) ed era seguita, alle spalle, da un altro vestibolo (opistodomos m4,720 per 7,650), ovvero il vano per la custodia del tesoro, dei doni votivi e dell'archivio del tempio. L'elegante e arioso colonnato, secondo i modelli classici, ha 6 colonne per 13; ogni colonna, dell'altezza di m. 6,75, ècostituita da 4 tamburi, con un fascio di 20 scanalature a spigolo vivo. Il tempio deve il suo nome allo storico Fazello (1490- 1570), il quale rinvenne un'iscrizione latina nelle vicinanze, non avente, invero, alcun rapporto con il tempio. Nel 597 il tempio fu trasformato in basilica cristiana dal vescovo Gregorio, dopo esservi stati abbattuti due idoli pagani; e poichè uno di essi nomavasi Raps, la Chiesa fu poi consacrata a S.Gregorio delle Rape.

Tempio di Eracle (Ercole)
EraUno dei più belli dell'antichità (510 a.C), è ora ridotto in povere vestigia. Ma anche così l'edificio, visibile da lontano, è imponente e sorge nella Valle dei Templi proprio come il simbolo della potenza e della forza di Eracle, l'eroe nazionale della Sicilia e, in particolare, di Agrigento. L'ampia piattaforma rettangolare, montata su quattro gradoni, misura m.73,992 in lunghezza e 27,788 in larghezza, un triplice quadrato che occupa una superficie di mq.2.056,89 e raggiungeva un'altezza di m. 16,264. Delle 38 colonne (6 sui frontoni e 15 sui lati lunghi contando anche quelle degli angoli), solo 9, rialzate nel 1922, grazie alla munificenza del capitano inglese Hardcastle, si stagliano, col loro aspetto imponente, in mezzo a tutte le rovine.

Pantalica
Pantalica fu fondata intorno la metà del XIII secolo a.C. da popolazioni indigene costrette ad abbandonare la costa per l’arrivo in Sicilia dei Siculi e di altre popolazioni italiche. Storicamente è noto che il re Hyblon, concesse ai Megaresi, condotti da Lamis, di stanziarsi in un lembo del suo territorio e fondare Megara Iblea nel 728 a.C. GrotteMa la successiva nascita ed espansione di Siracusa determinò la distruzione del regno, essendosi il regno di Siracusa espanso sino all’entroterra, con la fondazione di Akrai nel 664 a.C. Di questa epoca restano le vestigia del cosiddetto "Palazzo del Principe" o Anaktoron nonché la presenza di una vasta necropoli di ben 5000 tombe a grotticella artificiale, scavate nella roccia. L'area della necropoli non sarà mai del tutto abitata in epoca greca; dovremo attendere i primi secoli del Medioevo, quando le popolazioni stremate dalle incursioni dei barbari, dei pirati e poi degli arabi, dovendo cercare rifugi sicuri li trovarono nei suoi ripari inaccessibili; si hanno così le testimonianze di epoca bizantina. Ancora oggi sono visibili i resti delle abitazioni scavate nella roccia in epoca bizantina ed i resti dei piccoli oratori rupestri del Crocifisso e di San Nicolicchio.
Grotte Pantalica è costellata di necropoli in tutto il suo vasto territorio:
La necropoli di Filiporto (a 9 Km da Ferla) è composta da un migliaio di tombe che si estendono sulle pendici e nella conca dell’Anapo, esse appartengono all’ultima fase della città (IX-VIII secolo a.C.);
La necropoli di Nord-Ovest, una delle più antiche della zona (XII-XI sec a.C.);
La necropoli della Cavetta del IX-VIII secolo a.C. con la presenza di abitazioni bizantine.
La necropoli Nord è la più vasta e la più fitta e risale al XII-XI secolo a.C.;
Il palazzo dell’Anaktoron, è un edificio megalitico di grossi blocchi, con diverse stanze rettangolari, è un’evidente imitazione dei palazzi micenei tanto che alcuni studiosi hanno ipotizzato la presenza di maestranze micenee in Sicilia. Esso appartiene alla prima epoca di Pantalica (XII-XI sec a.C.). Ne rimangono purtroppo soltanto i blocchi di fondazione che fanno però capire quanto fosse straordinaria la costruzione in un'epoca così remota. L'edificio fu modificato e riutilizzato in epoca bizantina. Il primo studioso ad occuparsi di Pantalica fu l'archeologo Paolo Orsi. L'abitato non è mai stato individuato. Con ogni probabilità, trattandosi di capanne di materiale deperibile, non ne rimangono tracce.

Copyright © 2009 Sosta Camper Club Porto Ulisse |  Credits by DAFA System